Narconon Piemonte

Ripulirsi per poter essere un buon padre

G. ci racconta la sua storia, di come la nascita della figlia e tutti gli eventi che ne sono conseguiti l’ha portato alla fine a volersi ripulire, migliorare, per poter essere un buon padre per lei.

Ecco le sue parole:

“Tutto procede come sempre… finché, all’improvviso, scopri che la tua compagna è incinta di quattro mesi e mezzo.
E tu? Sei un tossicodipendente.

Le provi tutte per smettere, ma la droga è più forte di ogni sforzo. Ti ritrovi accanto a una compagna nella tua stessa situazione, anche lei tossicodipendente ma incinta. Cercate di resistere, di restare uniti… ma i demoni vengono fuori presto.

Partono i litigi. Il pancione cresce.
Perdi il lavoro. Arrivano affitto, bollette, problemi. I soldi non bastano mai.
E mentre tutto crolla, la droga diventa sempre più presente.
Il rapporto si distrugge.

Arriva il nono mese. Corri in ospedale.
All’1:40 ti dicono che è nata A****a.

E lì capisci.
Capisci che forse è troppo tardi.

La guardi. È innocente. Perfetta.
Ma è nata con una dipendenza… e dentro di te speri con tutto te stesso che questo non le lasci segni per sempre.

Da quel momento iniziano i viaggi tra casa e ospedale, anche solo per quell’ora in cui ve la fanno vedere.
Lei resta lì, nel nido.
E tu ti mangi il fegato. I sensi di colpa ti divorano. E invece di reagire, scendi ancora più giù.

Siete in due ad avere un problema… ma invece di affrontarlo, scegliete di non cambiare.
L’eroina è una merda. Ti mangia l’anima. Ti trasforma.

I litigi diventano continui. Non siete più una coppia, ma due estranei.
Non dormite più insieme.
Vi drogate per non sentire niente.

Poi arriva quella sera maledetta in cui tra una cosa e l’altra finisci di nuovo sulla volante dei Carabinieri e dritto in galera.

Entri. Ti adegui. Aspetti.
Per fortuna, dopo due giorni, l’avvocato riesce a farti uscire.

Sei arrabbiato. Vuoi solo una cosa: farti.
Poi pensi a tua figlia.
Ma la verità fa male: la droga viene ancora prima di tutto.

Il giorno dopo ti svegli… e sei al Narconon.
Non vuoi restare. Vuoi scappare. Tornare alla tua vita di merda.
Fai casino, provi ad andartene…

Poi vedi tutti che ti rincorrono.
E soprattutto vedi i tuoi.
Che piangono. Per la vergogna. Per il dolore.

E lì succede qualcosa.
Qualcosa che non dimenticherai mai.
Decidi di provarci.

Inizia l’astinenza.
E capisci davvero cos’è l’inferno. Non dormi. Soffri come un animale.

Poi, in mezzo a tutto questo, realizzi una cosa:
hai una figlia.

E diventa lei la tua forza.
L’unica. Per sempre.

Ti senti una merda. Pensi a tutti gli anni buttati.
Ma inizi anche a vedere che il programma funziona. Più di quanto avresti mai creduto.

Sei andato all’inferno… e sei tornato.
E tutto quello che verrà dopo non sarà niente in confronto a quelle due settimane.

Nel frattempo non puoi andare da tua figlia.
Non puoi prenderla in braccio.

E questo ti distrugge.

Ma resisti.
Rimani positivo.

Lavori su te stesso, mentre l’avvocato lavora per te.

Inizi a stare meglio. Cambi.
E dentro di te sai una cosa: quando uscirai, sarai diverso.

Sarai pronto.
Pronto a crescere quella bambina.

Lei sarà cresciuta… ma anche tu.

E insieme potrete essere una famiglia.
Con o senza la madre.

Quindi continua a lottare. Ogni giorno.
Perché lei se lo merita.

E sii il genitore che i tuoi sono stati per te.
Dalle tutto.

E vedrai…
che, nonostante tutto,
andrà meglio.”

G.