“Sono nato a Torino nei primi anni Duemila, in una famiglia semplice ma piena d’amore: una mamma straordinaria, un papà sempre presente, un fratello maggiore che è sempre stato il mio esempio e una sorella che per me è la principessa di casa. Poi c’erano i miei nonni, che per me sono sempre stati come altri due genitori.
Sono cresciuto con il calcio nel cuore. Ero un bambino vivace, pieno di energia, e su quei campi ho costruito i miei sogni, le mie amicizie e gran parte della mia vita. Ma soprattutto ho avuto accanto due persone che non mi hanno mai lasciato solo: mio padre e mio nonno. Con qualsiasi tempo erano sempre lì, sugli spalti, ad incitarmi.
Il mio sogno era diventare un calciatore. E quel sogno l’ho sfiorato davvero. A quindici anni lasciai casa per trasferirmi in Toscana a giocare nelle giovanili di una squadra di Serie D. Lasciare la mia famiglia, i miei amici e la mia vita a quell’età faceva paura, ma il desiderio di riuscire era più forte di tutto.
Dopo quell’esperienza arrivò la Costa Smeralda, poi l’esordio nel calcio professionistico il 2 dicembre 2018. Sembrava l’inizio della vita che avevo sempre sognato.
Poi, all’improvviso, tutto è cambiato.
Un grave infortunio alla caviglia ha distrutto il mio percorso e, insieme a lui, anche una parte di me. Mi dissero che forse non sarei più riuscito nemmeno a giocare. Da lì iniziai a cadere.
Prima le canne, poi cocaina, ketamina e qualsiasi cosa potesse allontanarmi dal dolore. Le droghe diventarono il mio rifugio, poi la mia prigione. Ho toccato il fondo, fisicamente e mentalmente, arrivando a distruggere me stesso e molti rapporti importanti della mia vita.
Nel frattempo ho perso mio nonno.
Il primo settembre 2024 se n’è andato l’uomo che più di tutti aveva creduto in me. Quel giorno è morta anche una parte di me.
Ma proprio quando pensavo di essermi perso definitivamente, ho trovato la forza di chiedere aiuto. Il 29 marzo ho deciso di entrare al Narconon e iniziare un percorso per riprendermi la mia vita.
Oggi, dopo settimane di programma, mi sento finalmente meglio. Più lucido, più forte, più vivo.
Devo tutto alla mia famiglia, che non mi ha mai abbandonato nemmeno nei momenti peggiori.
Adesso ho un solo obiettivo: tornare ad essere una persona di cui loro possano essere fieri davvero.”
R.
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