Narconon Piemonte

Sto imparando a vivere davvero

Non saprei da dove iniziare, quindi parto dal principio.

Quando sono nata, tutti erano stupiti dalla tranquillità e dalla serenità che trasmettevo. Per i miei genitori ero una boccata d’aria fresca, soprattutto perché con mia sorella stavano affrontando una situazione molto difficile: era nata con una malformazione al cervello e la vita in casa era spesso segnata da tensioni e sofferenza.

I litigi erano all’ordine del giorno, mio padre era quasi sempre assente e mia madre portava sulle spalle un peso enorme. Avevo solo sei anni quando diventai la persona sulla quale lei si sfogava. Da quel momento iniziai a tenere tutto dentro di me. Non volevo essere un problema in più e mi convinsi che avrei dovuto cavarmela sempre da sola.

Con l’arrivo dell’adolescenza la situazione cambiò ancora. Mia sorella andò via di casa, i miei genitori divorziarono e mi ritrovai improvvisamente nel silenzio. Dopo anni di urla e conflitti rimasi sola con la mia rabbia, una rabbia che cresceva insieme a me.

Come tanti ragazzi iniziai a fare scelte sbagliate e finii in una relazione tossica. All’inizio sembrava tutto ciò che avevo sempre desiderato. Pensavo di aver finalmente trovato qualcuno che mi facesse sentire amata e protetta. Le attenzioni che ricevevo riempivano il vuoto che mi portavo dentro.

Con il tempo, però, quelle attenzioni si trasformarono in controllo. Lui voleva sapere dove fossi, con chi stessi e cosa facessi in ogni momento della giornata. Io cercavo di giustificare il suo comportamento, ma ormai ero entrata in un meccanismo di manipolazione dal quale sembrava impossibile uscire.

Inoltre faceva uso quotidiano di droghe, soprattutto crack. Cercavo disperatamente di aiutarlo a smettere, ma quando era in astinenza la sua rabbia si riversava su di me. Non era più la persona che avevo conosciuto e ogni giorno vivevo nella paura.

Poi arrivò una notizia che cambiò tutto: scoprii di essere incinta.

Ricordo la felicità di quel momento. Avevamo già iniziato a immaginare il futuro, a pensare ai nomi e a costruire progetti. Dentro di me speravo che quella gravidanza potesse cambiare anche lui.

Purtroppo non fu così. La situazione peggiorò al punto da farmi temere per la mia vita e per quella del bambino che portavo in grembo. Fu la decisione più dolorosa della mia vita, ma scelsi di interrompere la gravidanza perché non volevo mettere al mondo un figlio destinato a crescere in quell’inferno.

Quel giorno ha lasciato una ferita profonda dentro di me. Mi sentivo vuota, distrutta e piena di sensi di colpa.

Da quel momento iniziò la mia autodistruzione.

Per anestetizzare il dolore iniziai a bere sempre di più e a fare uso di cocaina e di tutto ciò che potesse allontanarmi dalla realtà. Le droghe e l’alcol diventarono la mia quotidianità. Smisi di prendermi cura di me stessa: non andavo più al lavoro, oppure ci arrivavo dopo giorni senza dormire, non mangiavo, non mi allenavo e mi allontanai completamente dalla mia famiglia. Quando parlavamo, finivamo solo per litigare.

Dentro di me sapevo che stavo perdendo tutto e che, continuando così, sarebbe arrivato un punto di non ritorno. Volevo uscirne, ma da sola non ci riuscivo.

Fu mia madre a tendermi la mano. Decise di accompagnarmi in comunità. Non sapevo cosa mi aspettasse e avevo paura, ma per la prima volta nella mia vita decisi di accettare aiuto. Ero stanca di soffrire e di far soffrire le persone che mi volevano bene.

L’inizio del programma non è stato semplice. Mi sono ritrovata ancora una volta sola, spaesata e costretta a fare i conti con me stessa. Ho capito quanto, per anni, avessi costruito dei meccanismi di difesa per sopravvivere al dolore.

Giorno dopo giorno, però, ho iniziato a comprendere il valore del programma di recupero. Ho imparato a guardarmi dentro, ad affrontare le mie ferite invece di scappare da esse e, poco alla volta, ho iniziato a cambiare.

Il percorso è lungo e richiede impegno, costanza e tanta sincerità con sé stessi. Ci sono giorni difficili, ma oggi posso dire di aver ricominciato a prendermi cura di me, a ritrovare la fiducia nelle mie capacità e a costruire una vita diversa.

Oggi non sono ancora arrivata al traguardo, ma sto camminando nella direzione giusta. Per la prima volta dopo tanti anni guardo al futuro con speranza.

Se la mia storia può lasciare un messaggio è questo: anche quando sembra che tutto sia perduto, chiedere aiuto è il primo passo per rinascere. Io l’ho fatto e oggi sto imparando, giorno dopo giorno, a vivere davvero.

Per maggiori informazioni sul programma Narconon di recupero da droghe e alcol chiama oggi stesso o compila il modulo sottostante:

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